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Scrive Emilio Podestà:
Definitivamente emarginati
dalla scena politica i marchesi del Bosco nel 1273 con l'epica cavalcata su Ovada di Jacopo Doria, il Comune di Genova, quattro anni dopo, aveva
conseguito, per il suo Oltregiogo, un soddisfacente
assetto territoriale, acquistando da Tomaso
Malaspina e dai suoi fratelli Corrado ed Opicino tutto quanto essi possedevano nella giurisdizione di Ovada e di Rossiglione nonchè, in valle Stura, da MasoneOvada, fino a Marcarolo
ed ai confini con il bosco di Sommaripa.
In
particolare era stata compresa, nell' acquisto, la metà pro-indiviso del castrum e della villa di Silvano, alla quale si era aggiunta
l'11 maggio
1293, insieme ad altre proprietà e diritti, la quarta parte in
castro Silvani, villa, hominibus et territorio et jurisdictione, gia posseduta in feudo da Lanzalotus del
Bosco, figlio ed erede del fu Manfredo.
Dalla
lettura degli Statuti
di Silvano, che cinque domini, Ottone Zucca, Anselmo Milanese, Ascherio Zucca, Benedetto di Persia e Anselmo Garavema, promulgano il 6 maggio 1308 sulla piazza della
chiesa di San Pietro, su mandato di tutti i Consignori e del Consiglio generale, emerge chiaramente
che la pluralità di Consignori, ovverossia
di nobili, che sopravvive in Silvano, e sfornita di ogni e qualsiasi potere
giurisdizionale, tanto che, tra l' altro e vietato loro intromettersi nelle
vertenze che eventualmente insorgessero tra gli abitanti del luogo.
A
due dei signori meliores et sapientores di Silvano
spetta soltanto il diritto-dovere (di provvedere
ad alcune nomine di scarsa importanza, come è previsto
circa i boni homini
chiamati a deliberare sull'entità delle spese mediche, che il reo di
percosse deve rimborsare alla sua vittima, mentre il reggimento della
comunità e totalmente devoluto al podestà ed ad un unico console, espresso quest' ultimo ed assistito dal Consiglio generale ..
L'
autore passa, poi, ad illustrare un complesso di atti
originati dalla sentenza profferita il 23 novembre 1351
da Leone di Gavi,
decretorum doctor,
e Giorgio di Negro, giurisperito, arbitri
eletti da Lodisio Doria e
dallo stesso Odoardo Ganduccio fu Bernardo.
Detti
arbitri hanno appunto deliberato che Lodisio Doria q. Leonardo deve riprendere da Odoardo Ganduccio
il luogo ed il castello di Silvano, che detto Odoardo ha a suo tempo acquisiti da Paolo Doria,
mediante un contratto di cui non appare chiara la natura, ma che ha comunque
comportato il trasferimento della signoria su Silvano da parte di Paolo Doria
ad Odoardo Ganduccio.
Paolo Doria, nonno paterno di Lodisio, contemporaneo di Brancaleone Doria
signore di Lerma, potrebbe quindi essere uno dei domini
di Silvano, cui Teodoro I di Monferrato aveva indirizzato da Casale, in data 16 settembre 1306,
il suo invito a confermargli la solidarietà. Nel 1320, lo stesso Teodoro,
convocando a parlamento i vassalli per formare una milizia, si rivolge, per
Silvano, più precisamente ai dominis de Cuchis de Silvano.
Si
può quindi ipotizzare che, di fatto, sussistano gia a questa data i due
Silvano, quello propriamente detto, che assume
successivamente la denominazione di superiore, in parte acquistato da
Genova, e già pervenuto in possesso di Paolo
Doria, (e da Paolo Doria trasferito ad Odoardo Ganduccio
con modalità e patti rimasti in qualche misura inadempiuti, da cui consegue
la presente retrocessione), e la Rocca degli Zucchi,
che verrà altrimenti denominata Silvano Inferiore, e che, ai fratelli
Borgarello
e Rufino Zucca, verrà ancora
confermata in feudo da Giovanni,
marchese di Monferrato, il 14 febbraio 1368, mediante atto d'investitura
redatto ad Asti, dal quale risulta che Borgarello, Mannino e Petrino Zucca, vassalli del marchese, per la loro inoboedentia
et ignobilitatem, non
avendo rispettato l'autorità del loro signore, erano decaduti dalla quota di
feudo, che vantavano in Silvano superiore, e da ogni altro diritto che vi
godevano, confiscati dalla camera marchionale.
Giovanni di Monferrato era sceso in armi contro di essi
a Silvano inferiore; ammesso il loro errore gli Zucca avevano quindi riconosciuto il marchese come loro verum et naturalem et antiquum dominum e gli
avevano restituito il feudo di Silvano inferiore, con tutte Ie pertinenze e il mero e misto imperio. II marchese,
accettate Ie loro giustificazioni, Ii aveva conseguentemente
assolti ed aveva concesso nuovamente ad essi Silvano
inferiore in feudo
nobile, gentile , antico e paterno, a condizione che si obbligassero a far
guerra e pace, a fornire cavalcate se richiesti, a mantenere e a difendere il
feudo, promettendo altresì di non venderlo a chicchessia .
Alessandro Laguzzi |